Tre giorni a Parigi: ho fatto pace con la città

Non mi capita spesso di cambiare idea nei confronti dei luoghi che visito.
Sarà perché resto ancorata alle sensazioni iniziali, portando avanti l’errata convinzione che un posto che non ti prende da subito non ti prenderà mai.
Errata convinzione, appunto.
Fino all’anno scorso sostenevo fortemente che la capitale francese non mi sarebbe mai piaciuta, poi qualcosa è cambiato.

I miei tre giorni a Parigi hanno stravolto completamente l’idea distorta e fredda che avevo di questa città. E no, non c’entrano i tristi avvenimenti che sono successi perchè tutta la spettacolarizzazione onnipresente nei nostri telegiornali, in Francia non c’è stata.
Cammina a testa alta, la Francia.
Si difende con le unghie e con i denti, ma non perde mai la sua eleganza.

tre giorni a Parigi

Credo di aver fatto finalmente pace con Parigi.
Mai come questa volta sono partita priva di pregiudizi, cercando di affidarmi all’istinto e di lasciarmi guidare da chi conosce alla perfezione questo lembo di terra che ha saputo dopo tanti anni stupirmi. Forse è stata proprio tale riscoperta, la scoperta più grande degli ultimi mesi.
Mi sono affidata a Private Tours Paris dopo averci riflettuto per un bel po’, bloccata dal prezzo alto. Con il senno di poi, posso confermare che rifarei questa esperienza mille volte perchè la nostra guida Claude è stata totalmente a nostra disposizione, dandoci addirittura la possibilità di creare un itinerario a nostro piacimento e girando la città a bordo di un’auto privata. Non c’è stata una sola domanda alla quale Claude non è stato in grado di rispondere.

Ho scoperto una città molto più in linea con i miei canoni, molto più vicina alle immagini che raccontavano quelle persone in grado di innamorarsene al primo sguardo. Ed io ero lì a chiedermi se la Parigi dipinta dalle loro bocche fosse la stessa che avevo calpestato io.
Ho scoperto il Louvre perchè volevo vedere la Gioconda e Amore e Psiche.
E mi sono emozionata, io che ho sempre sostenuto che i musei vanno visti solo se c’è l’interesse e non per vantarsi di esserci stati. Io che dell’arte sotto quella forma non sono mai stata né un’intenditrice né una fan, mi sono emozionata.

tre giorni a Parigi

tre giorni a Parigi

Durante i miei tre giorni a Parigi ho scoperto Montmartre, il quartiere nel quale abbiamo soggiornato, scegliendo un hotel piccino e che sapeva di casa. Montmartre è il Mouline Rouge, è l’insieme di luci rosse che colorano il boulevard principale, è l’odore del pane a qualsiasi ora del giorno.
Ho riscoperto gli Champs-Elysées e no, non ho fatto compere ma ho assaggiato tante specialità a Les marchés de Noël, il mercatino natalizio allestito tra le boutique di lusso e Place de La Concorde, definita il palcoscenico sanguinario della Rivoluzione perchè faceva da sfondo alle decapitazioni.

Ho scoperto il Sacro Cuore e l’ho scoperto di sera, immortalando persone che di fronte al suo colore candido sembravano null’altro che ombre. E ho scoperto la vista che si ha da lassù, dove occorre fare un bel respiro profondo per distaccarsi un attimo dalla frenesia della città. Bisognerebbe sempre imparare a guardare dall’alto i luoghi che visitiamo, è importante cambiare il punto di vista.
Ho fatto la fila per accedere a Notre Dame e mia mamma mi ha raccontato che quando ero piccola per farmici entrare lei e papà hanno dovuto convincermi del fatto che ci fosse Quasimodo ad aspettarmi.
Quasimodo non c’era, ma i gargoyle si.
Questa volta l’ho guardata dai piani bassi, con una consapevolezza che quando sei bimba non puoi avere e che sicuramente non ti porterebbe ad apprezzare allo stesso modo le vetrate coloratissime.

tre giorni a Parigi

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Ho scoperto Place de la République, l’unico punto di sutura che mostra ancora le cicatrici. In questo rettangolo enorme posto al centro della città infatti non è difficile restare colpiti dal mucchio di fiori, bigliettini e pupazzi per le vittime del terrorismo.

Ho incontrato di nuovo un vecchio amico: il quartiere latino. Ancora una volta mi sono persa nella sua atmosfera, tra i suoi vicoli, tra le librerie universitarie che espongono libri in offerta ammucchiati in scatoloni enormi. Ho incontrato, inoltre, la sua storia che non riesce ancora a spiegare da dove derivi il suo nome. Probabilmente nacque dall’esigenza di comunicare più facilmente tramite un’ unica lingua in grado di eliminare le distanze create dai vari dialetti: il latino, appunto.
Ho ammirato a bocca aperta l’Opéra Garnier, cercando di memorizzarne con la mente la storia e con gli occhi la molteplicità di stili che la caratterizzano.

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Ho scoperto Le Marais -in assoluto il quartiere che ho preferito- e la sua aria vintage che fa da padrona a Rue de Rivoli, che improvvisamente però si trasforma in Rue Saint-Antoine passando dal Marais a Bastille nel giro di pochi passi. Mi sono persa a creare storie di fantasie ambientate nelle innumerevoli brasserie e nei negozietti vintage che hanno più l’aspetto di un mucchio di cianfrusaglie buttate lì alla rinfusa. Ho ammirato le rosse porte giganti del Tempio di Santa Maria, una delle poche testimonianze barocche presenti in città.





Ho attraversato il ponte nuovo che -ironia della sorte- è anche il più vecchio. Il più bello, però, resta il Ponte Alessandro III che con un tocco estremamente art nouveau mi ha portata agli Invalides e da lì, in poco tempo, alla Torre Eiffel.
Continuo a credere che il simbolo di Parigi non sia un granché, continuo a pensare che venga troppo idolatrato senza alcun apparente motivo. O forse sarà che la Tokyo Tower è perfettamente identica (anzi, è più alta!) tranne che nel colore e devo ammettere che ad una costruzione del genere il rosso sta meglio.

Magari tra un paio di mesi torno a Parigi e scopro che di nuovo non riesce a prendermi, che il nostro tira e molla storico sta cominciando a farsi risentire, ma mi sta bene così. E’ bello credere che ci sia sempre un luogo nel mondo in grado di mettermi -e mettersi- alla prova. Un rapporto strano ma vero. 
Dicevo: la Torre Eiffel non mi trasmette granché.
Però è un’icona e io rientro in quella categoria di persone che la foto tipica se la fanno sempre, mi piace stamparle su tela e appenderle in casa, in modo che gli ospiti riescano subito a capire di quale posto si tratta.
Avete presente le gigantografie di New York con i taxi gialli? Ecco, più o meno così.

tre giorni a Parigi

Informazioni Utili

  • Abbiamo soggiornato all’Hotel des Arts – Montmartre, con colazione inclusa. Il costo potrebbe sembrare eccessivo, ma rientra nella media di Parigi e in più gode di ben tre fermate della metropolitana a pochi passi.
  • Il tour con guida privata è durata circa 4/5 ore e visitare Parigi con un esperto della zona ha cambiato totalmente le cose. Abbiamo osservato dettagli che da soli probabilmente non avremmo mai notato e siamo entrati in contatto con la storia della città e di alcuni tra i suoi monumenti più importanti. Claude, la nostra guida, parlava perfettamente italiano. Fate come noi e piuttosto che farvi bloccare dal prezzo rinunciate ad altro, perché ciò che riporterete a casa dopo questa esperienza vale molto di più di qualsiasi souvenir.
  • Mi è stato chiesto più di una volta come sia la situazione a Parigi in questo momento. Sinceramente penso dipenda dall’attitudine di ogni viaggiatore e proprio per questo motivo alla domanda “E’ sicuro andarci?” rispondo sempre che è una cosa troppo soggettiva. Non posso dirvi se sia sicuro o no, quello che posso dirvi è di ascoltarvi e di capire come voi vivreste il viaggio. Se pensate che girereste accompagnati da una buona dose di ansia, allora lasciate stare. Il viaggio è piacere, non dovere. Non ha senso visitare un luogo senza riuscire a goderselo fino in fondo.
    Per quanto mi riguarda, sono contentissima di essere tornata a Parigi e non mi sono sentita in pericolo neanche per un secondo.

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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