Reggio Emilia: una finestra sul POP-olo

Cosa succede quando metti insieme un gruppo di persone che hanno la voglia, lo spirito e il coraggio di cambiare punto di vista su una strada fatta di colori e profumi totalmente diversi l’uno dall’altro?
Detta così sembra un’immagine positiva, multietnica, addirittura romantica.
Ma è una strada, Via Roma, considerata un tempo il degrado di Reggio Emilia.
“Il degrado di Reggio Emilia”.
Io, però, preferisco il modo in cui viene descritta ora dai suoi tanti abitanti: la via più POP della città.

Via Roma a Reggio Emilia

Queste parole continuavano a rimbombarmi nella testa mentre camminavo su e giù e mi addentravo nelle innumerevoli mostre gratuite del Circuito OFF di Fotografia Europea 2016.
Via Roma è un condominio a cielo aperto all’interno del quale le persone si conoscono, si rincorrono, si intrecciano e si rispettano.

Ora mettiti comodo, perché voglio portarti a conoscere la vera Via Roma. Voglio raccontartela non attraverso i miei occhi, ma attraverso quelli di chi le vuole talmente bene da ricercare per lei un dovuto, atteso riscatto.
Questo riscatto è iniziato in compagnia di Massimo Storchi, storico emiliano che ha gettato le basi di quella che sarebbe stata una giornata ricca di spunti. Ci ha raccontato la storia, di Via Roma. Ci ha presentato alcune delle mostre più belle -rigorosamente segnalate da mobili fucsia– e poi ci ha lasciati liberi di seguire il cuore, di scoprire da soli quali si adattassero meglio al nostro spirito.

Via Roma a Reggio Emilia Via Roma a Reggio Emilia

Come ci ha spiegato Antonio Canovi su un tetto -giuro, su un tetto- quella di Via Roma è il racconto di un popolo giusto, il Popol Giost, composto da persone meno abbienti, ma non meno furbe: sapevi che avevano un proprio linguaggio, che consisteva nel parlare al contrario per non farsi capire?
Una propria lingua, un proprio status, una propria identità: Via Roma era a tutti gli effetti un pianeta a sé.
Tra le mostre del Circuito OFF di Via Roma di Fotografia Europea 2016 sono imperdibili, a parer mio:

  • “Arrivano gli alieni” presso Labart, Parco Santa Maria. Una mostra emozionante nata da un bizzarro quanto tenero punto di vista: gli alieni in realtà sono tra noi, ma sono semplicemente persone positive che guardano il mondo da un’ altra prospettiva.
  • “Darsi alla macchia” di Claudia Fabris al civico 46/d. Una mostra fotografica particolare e organizzata all’interno di una lavanderia a gettoni.
  • “Opere Poetiche” di Alessandra Calò. Ecco, Alessandra è una tosta. E’ una che sa il fatto suo, che ti travolge con la sua dolcezza e che sprigiona passione dagli occhi. Poi si è inventata una cosa assurda, una di quelle cose che solo la mente di un’ artista potrebbe partorire: ha inserito, al posto delle merendine, in un distributore automatico dei libricini che raccontano attraverso parole e fotografie alcune poesie dimenticate.
  • “Chissà dov’è” di Sandra Lazzarini, Lavanderia Vanna. Ecco, devi assolutamente entrare in questo locale minuscolo e domandare alla signora Vanna dove nasconde le foto, perché io non voglio svelarti nulla.
  • “Duplicate Beauty” di Katiuscia Dallaglio al civico 22. In assoluto la mostra che mi ha stupita di più: ho visto in questa giovanissima fotografa un talento enorme accompagnato da una grande umiltà. Lei è una che stravolge le regole, che le ribalta (letteralmente!) e le rende sue. E’ nata per fotografare e per emozionare, non ci sono dubbi.

Via Roma a Reggio Emilia

Via Roma ce l’hanno raccontata anche le ragazze della Biosteria della Ghirba, che ci hanno aperto le porte della loro cucina e del loro sogno ormai realizzato: trasformare un luogo che un tempo altro non era che una zona di spaccio e altri crimini in un’ottima osteria nella quale è inevitabile sentirsi a casa.
Nessuna tovaglia di lusso, nessuna formalità: la Ghirba è un ritrovo tra amici, uno spazio leggero e spensierato di giorno che di sera si trasforma in un luogo di incontro pieno zeppo di persone attratte dall’atmosfera easy, dal cibo e dalla musica live.

Ed è proprio alla Ghirba che ho conosciuto la signora Dina, seduta al mio fianco durante la cena e con la quale ho avuto modo di scambiare millemila chiacchiere.
Dina è una donna che non nasconde la polvere sotto il tappeto o la testa sotto la sabbia.
Dina ha confessato che Via Roma è cambiata davvero, che ora c’è un’aria nuova, un rispetto verso gli altri individui della comunità, a prescindere da quale sia la loro provenienza.
Mi ha confessato che il suo vicino di casa, un ragazzo marocchino, è arrivato a Via Roma quando era solo un ragazzino e che ora, a volte, le chiede il piacere di fare da balia ad una delle sue figlie.
E alla signora Dina questo fa piacere. “E’ un quartiere normale nel quale succedono cose normali”, dice con convinzione.
E con un sorriso enorme.

Via Roma a Reggio Emilia

About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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