Un giorno a Bikaner: sfrecciando in un’epoca passata

Il nostro programma di viaggio in India prevedeva un giorno a Bikaner, città della quale prima di partire non avevo mai sentito parlare e che non mi ispirava neanche poi tanto.
Poi ho iniziato a sfrecciare tra le sue stradine a bordo di un tuk tuk.
E tutto il mondo intorno è improvvisamente scomparso.

un giorno a bikaner

Bikaner è forse il mio posto indiano del cuore, è quella parte di India che ho amato, quella che mi ha riempito la testa di pensieri positivi, che ha lasciato che i piccoli, tipici intoppi si facessero da parte quasi fino a non esistere più.
Un giorno a Bikaner basta a mio parere per capire una città con un’anima particolare, estremamente economica sia per quanto riguarda il cibo che l’alloggio, a maggior ragione se si sceglie di usare un codice sconto.
Abbiamo raggiunto subito il Junagarh Fort che, paragonato ad esempio a quello di Jodhpur, con il senno di poi non potrebbe mai reggere il confronto, eppure era la mia prima fortezza indiana, la porta verso una cultura mistica che solleticava i punti più intimi della mia curiosità. Per me è stata un’esperienza speciale.
Le stanze interne sono incredibili, arredate come solo i nobili orientali di un tempo sapevano fare -per fortuna- e immerse nella loro..discrezione. 
Sono un pezzo di storia e consiglio vivamente di farsi seguire durante la visita da una guida ufficiale -pare che il tour in inglese sia gratuito- opzione che noi non abbiamo scelto optando per l’audioguida, probabilmente a discapito di molti particolari nascosti e storie interessanti.

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Ma quello per cui ricorderò per sempre Bikaner è la corsa in tuk tuk sotto la pioggia torrenziale che ci ha bagnato tutti i vestiti, ma chi se ne frega, per noi contavano solo le emozioni che quel luogo stava suscitando in noi e le persone che ci circondavano.
Alzando onde in un paesaggio ormai sommerso, ci siamo goduti lo sfondo estremamente artistico nei suoi toni più bui. Un’atmosfera pervasa da una teatralità palpabile che torna prepotentemente nella testa nonostante sia passato del tempo.

La old town è un enorme bazaar a cielo aperto, molto meno turistico di quelli incontrati in altre città indiane e a mio parere merita assolutamente di essere inserito nel tuo itinerario.
E’ uno spiccato di vita quotidiana e basterebbe fermarsi ad osservare il via vai di persone intente a portare a termine le loro faccende per rendersi conto di quanto sia speciale, nella sua estrema semplicità.
Ci sono le ragazze che comprano gioielli, il bimbo che supplica il venditore del negozio di dolci di regalargli qualche caramella, il signore attempato che prepara il bhang, la bevanda locale a base di cannabis.
C’è il mercato nel quale le condizioni igieniche si adattano al luogo e nel quale si contratta per le verdure. C’è il calzolaio che, seduto sul ciglio della strada, mette in atto la sua bravura avvalendosi di strumenti per noi, come dire, fuori moda.

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Vicoli stretti e sporchi si rincorrono in un presepe che di moderno ha ben poco e che mostra ai -pochi- visitatori usi e costumi che pensavo appartenessero ad un’epoca ormai passata, ma che si sono invece palesati davanti ai miei occhi in tutta la loro magia.
E’ così che mi piace definire le cose che toccano le corde del mio cuore: magiche.

Ho posato lo sguardo su individui intenti a svolgere mestieri assurdi, nella maggior parte dei casi assolutamente improvvisati. Ho schiacciato la mia schiena contro il muro un’infinità di volte per evitare di essere investita dai tuk tuk, abbiamo fotografato innumerevoli persone felici di mettersi in posa per noi, mostrandoci con fierezza i frutti del loro lavoro. Abbiamo scattato anche un selfie con l’uomo che ha vinto una serie di premi mondiali per i baffi più lunghi, mica poco.
Ho osservato le mucche infilare la testa nelle finestre delle case e, un attimo dopo, le signore affacciarsi per dar loro da mangiare.
Ho camminato nei vialetti ipercurati della casa di un maharaja e, un attimo dopo, in pozzanghere che mi arrivavano quasi fino al ginocchio. Le due facce della stessa medaglia, il riassunto perfetto di tutto ciò che è questo Paese.

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A Bikaner ho trovato davvero l’India che più mi piace, quella che a volte ti riempie il naso con il profumo dei fiori, altre volte puzza terribilmente. Quella che ti fa sentire sporco e che ti fa sembrare la doccia un miraggio, quella che ti riempie le orecchie di clacson e urla e motori. Quella incasinata, disordinata, piena, stracolma. Quella fatta di pezzi che sembrano non incastrarsi mai.
Quella che, nonostante tutto, sembra sussurrarti “Vieni, in questo caos c’è sempre posto anche per te”.

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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