6 cose (assurde) che ho imparato sul popolo indiano

Il nostro viaggio in India ha rappresentato una parentesi di vita che, nel bene e nel male, non dimenticheremo mai. Abbiamo vissuto sensazioni fortissime condividendole con persone che sembrano vivere in un mondo a parte, con regole interne talmente assurde da rubarti sempre un sorriso.
Il popolo indiano è come un’equazione matematica: fai i conti passaggio dopo passaggio e all’inizio ti trovi pure, ti senti fiero di essere riuscito a capire una cosa tanto complessa. Poi vai avanti e quando arrivi al risultato finale non ti trovi più e ti rendi conto che in realta non hai capito proprio nulla.

il popolo indiano

Stamattina mi sono svegliata, ho fatto il caffé e ho pensato all’India. Ci penso spesso, sai?
Non è malinconia, perché probabilmente non sarei ancora pronta a tornarci subito, è qualcosa di più simile alla curiosità. E’ la sensazione di avere un conto in sospeso con lei, alcuni punti interrogativi da chiarire prima o poi.
Molte risposte, tuttavia, le ho avute parlando con la gente e con il nostro driver, soprattutto con il nostro driver. Da premettere che lui è nato e cresciuto in uno di quei villaggi dove il tempo sembra essersi fermato e solo dopo ha avuto modo, grazie ai turisti e al suo matrimonio con una donna europea, di aprire gli occhi su usanze totalmente diverse.
Perché come dicevo in un altro post, in India le tradizioni cambiano tantissimo anche nel giro di pochi chilometri e, soprattutto, cambiano tra periferie e grandi città.

il popolo indiano

In India ho trovato un’ospitalità genuina, calda, spesso commovente.
Ho trovato anche villania, malizia, chiusura.
Ma ci sono delle cose che accomunano gran parte del popolo indiano e che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso.
Oggi voglio raccontarvene qualcuna.

E’ tutta questione di punti di vista

Gli indiani credono che noi europei siamo sporchi.
E’ andata più o meno così: stavamo parlando di un viaggio che il nostro driver ha fatto in Europa e ad un certo punto ci ha detto questa cosa. Nonostante l’India sia in assoluto il Paese più sporco nel quale io sia mai stata, è necessario ammettere che il popolo indiano è letteralmenti fissato con l’abluzione intima. In poche parole, con il bidet.
Bidet che però non hanno e che nelle case più attrezzate viene sostituito dalla classica doccetta attaccata accanto al wc o, nella maggior parte dei casi, da una bacinella, solitamente presente anche nel bar più modesto.

Immaginate quindi quando il nostro driver è venuto in Europa e, girando qua e là, si è accorto che nessun hotel aveva né la doccetta, né il bidet e nemmeno la bacinella.
“Io quando sono tornato gliel’ho detto agli altri indiani, però, che voi italiani vi lavate come noi”. Touchè.

Anna dai capelli rossi, perdonali.

Il popolo indiano ha un diavolo per capello. E prendimi alla lettera.
C’è una cosa che non capirò mai ed è la scelta delle tinte per capelli e no, non usano colori stravaganti e all’ultimo grido super yeah yeah yeah, no, niente affatto.
Le loro tinte vanno dal giallo canarino al rosso sbiadito, con tutte le varianti del caso. Immaginate quindi un numero non precisato di persone con una carnagione tendenzialmente scura che si cullano nella convinzione di essere irresistibili con la loro tinta.
Sbagliata.

il popolo indiano

Ah, ma quindi siete poveri?

Gli indiani in fatto di matrimoni fanno un baffo a noi terroni.
Stavamo come al solito parlando con il nostro driver e il discorso era caduto sui festeggiamenti delle nozze. Allora ha iniziato a chiederci della location, della luna di miele, di usi e costumi normalissimi ma che a lui sembravano fuori dal mondo. Poi ha fatto la fatidica domanda.
“Quanti invitati ci saranno al vostro matrimonio?”
“Eh, saremo in tanti, circa 300 persone”
“Ah, ma quindi siete poveri?”
Ecco, è stato lì che abbiamo spalancato la bocca restando nella stessa posizione allibita per almeno dieci minuti.

In India i matrimoni hanno un fascino enorme, come molto spesso è enorme anche il numero di invitati. Chiacchierando, l’autista ci ha spiegato che -nonostante lui non provenga da una famiglia ricca- alle sue nozze erano presenti tutti gli abitanti del villaggio e di quelli circostanti, anche cugini di quarto grado e i cugini di secondo grado dei cugini di quarto grado.
Mentre parlava mi sono assentata un attimo con la mente per ricordarmi di ringraziare mia mamma per essersi fermata ai “tu non te lo ricordi ma quando avevi 3 anni ti voleva così bene!”.

il popolo indiano

Ma quand’è il compleanno di tua moglie?

Il popolo indiano non festeggia i compleanni. O almeno, le vecchie generazioni non li festeggiano.
Eravamo seduti con la solita birra in mano -sempre Diego, io e il nostro driver- e a un certo punto, non ricordo precisamente da dove, è spuntata fuori la domanda.
“Ma quand’è il compleanno di tua moglie?”
“Non lo so”

Dopo altri cinque minuti buoni di bocche spalancate, abbiamo cercato di farci spiegare il motivo che lo aveva portato ad ignorare la data di nascita di quella che è la sua consorte da vent’anni. Lui ci ha spiegato che non tutti gli indiani festeggiano il compleanno e che nonostante ormai stia prendendo piede questa usanza, molti non sono abituati a farlo e quindi non ne sentono l’esigenza.

“E scusa, e non fate la torta, le candeline, i regali, i palloncini?”
“Noi non festeggiamo il compleanno, ma festeggiamo un’infinità di altre cose. Da noi c’è una festa praticamente ogni giorno!
E qui ti invito assolutamente a leggere questa fiaba meravigliosa perché riassume perfettamente l’importanza dell’osservare le situazioni da prospettive diverse.

“E poi io manco lo so con esattezza quand’è il mio compleanno, cioè più o meno so il periodo, ma tanti che -come me- sono nati nei villaggi parecchi anni fa non conoscono con esattezza la loro data di nascita“.

il popolo indiano

La sindrome di Peter Pan

Il popolo indiano è un bimbo mai cresciuto.
In India ti capiterà spesso di non capire se chi ti sta di fronte sta dicendo la verità oppure no.
Gli indiani sono burloni, amano scherzare, prendere in giro e se riuscirai ad entrare con prepotenza in questa mentalità contorta e complessa, ti ritroverai senza accorgertene a ridere insieme a loro.
Però il popolo indiano è anche ruffiano, diciamo anzi che è parecchio paraculo e per questa volta passami il termine perché calza a pennello. Molti indiani mentono con facilità e naturalezza e non necessariamente per cattiveria, ma per divincolarsi in situazioni difficili, per farti il contentino o per abitudine. A volte mi sono arrabbiata di brutto, altre volte non ne valeva la pena, quindi valuta in base alla situazione.

I Re del selfiestick

Gli uomini indiani sono vanitosissimi. Io li ho soprannominati i Re del Selfiestick.
In tutti e dico tutti i luoghi turistici troverai una serie di ragazzi di età variabile intenti a scattare selfie. Molti ti chiederanno di posare con loro davanti al monumento di turno e questa secondo me è una cosa dolcissima.
Ma la parte più bella è la preparazione per quando si fanno le foto da soli: si aggiustano il ciuffo, il colletto della camicia/polo di turno, le sopracciglia e ogni cosa apparentemente fuori posto. Aggiungi a tutto ciò ovviamente anche la tinta per capelli di cui parlavo prima.
Poi allungano il braccio, impostano l’inquadratura e sfoderano lo sguardo da latin lover e gli occhiali da sole rigorosamente calati sul naso anche nel museo più buio del Rajasthan, roba che neanche le copertine di Cioè negli anni 90.

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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4 commenti

  • “Però il popolo indiano è anche ruffiano, diciamo anzi che è parecchio paraculo”
    Devo assolutamente confermare questo punto ! Lavorando in IT all’estero ho a che fare con molti indiani e diciamo che quelli che non si sono ancora “occidentalizzati” (minimo 5 anni di permanenza all’estero) hanno spesso una mentalita’ padrone-schiavo nei confronti del loro manager e fanno di tutto per adularlo.

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