Un biglietto per la Luna, per favore.

Te ne rendi conto subito di essere finito in un posto strano.
Non è il deserto che pubblicizzano sui cataloghi, non ha forme sinuose, non ha colori caldi, non ha possenti jeep che attraversano dune da sogno.
Niente di tutto questo.
E allora perché visitare la Death Valley?

visitare la Death Valley

E’ buffo come chi arriva da Las Vegas -come noi- si trovi a passare dalla città delle mille luci alla sabbia assoluta.
E intorno? Intorno il nulla.
Sei solo tu, la tua auto e il caldo che al solo pensiero mi verrebbe voglia di fare un tuffo in piscina.
Lo senti addosso, il caldo.
Ti si attacca sui vestiti, sulla pelle, sui capelli. Ti costringe a munirti di infiniti litri d’acqua che ti ritroverai a mandare giù senza neanche accorgertene, portando la bottiglia alla bocca in un movimento che dopo poche decine di minuti diventa automatico e indispensabile.
Visitare la Death Valley è un’esperienza sensoriale che inizialmente lascia un po’ perplessi, con l’invincibile tendenza a cercare il tutto anche in un posto la cui importanza è dettata dal niente.
Un biglietto per la Luna, per favore.

E’ questo che ho pensato quando mi sono trovata a salire su Zabriskie Point, il primo punto panoramico che ho incontrato. Si saranno sentiti così gli astronauti che hanno messo piede sulla Luna? Forse si, tanto da spingere i più complottisti a pensare che sia tutta una messa in scena girata proprio in questa terra desolata.

visitare la Death Valley

Delosata, ma non dimenticata.
La Death Valley conta un numero incredibile di visitatori e attualmente è uno dei parchi più visitati degli Stati Uniti. Vuoi per la vicinanza alle principali città turistiche, vuoi perché è un luogo unico al mondo, vuoi per i suoi tratti estremi, questo deserto magico e riservato è lì alla portata di tutti e se non fai il biglietto probabilmente nessuno se ne accorgerà mai perché non ci sono cancelli o entrate particolari, però il consiglio che vi do è quello di andare volontariamente a pagarlo al centro visitatori di Furnace Creek dato che secondo me dietro questa distesa di sabbia e rocce c’è un lavoro immane. Lì troverete anche diversi pannelli esplicativi che vi aiuteranno a comprendere meglio la formazione della valle e il suo essere in continua evoluzione.
Furnace Creek è anche l’unico posto abitato, per usare un eufemismo. Qui c’è il ristorante, il bagno e una pompa di benzina con prezzi che fanno sembrare spiccioli quelli italiani. Quindi, fidatevi, fate rifornimento prima di entrare nel parco.





Così, mappa alla mano presa sempre al centro visitatori, ci siamo avviati con la nostra auto a noleggio lungo la strada che collega i vari punti d’interesse.
Ci avevano detto che avremmo trovato il caldo e che sarebbe stato insopportabile. Ma non pensavo che mi avrebbe impedito di scendere per più di dieci secondi dalla macchina per fare foto con calma. C’era talmente tanta afa, ma talmente tanta afa che anche l’idea di scattarle dal finestrino mi sembrava impossibile.

E no, non bastavano i 47,7 gradi Celsius effettivi, ci si è dovuto mettere pure il vento bollente. E’ qualcosa che non riuscirei a spiegare, ma mi è venuto subito in mente il fastidio della pulizia del viso fatta in casa: avete presente quando piegate la testa sulla pentola con acqua bollente sperando che si dilatino i pori?
Ecco, forse ci siamo quasi.

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I punti panoramici sono disseminati un po’ ovunque, spesso a grande distanza l’uno dall’altro viste le dimensioni della valle, quindi vi consiglio di individuare già da prima quelli che potrebbero ispirarvi di più se avete poco tempo.
A me sono piaciuti tantissimo:

  • Artist’s Drive: un percorso di circa dieci/quindici minuti che sembra proprio la tavolozza di un pittore perché le rocce assumono diverse tonalità di colore, dal turchese al rosa intenso.
  • Zabriskie Point: molto panoramico, si ha una veduta vasta sul territorio. Vi direi che mi sono fermata qui a riflettere sui dilemmi della vita, ma in realtà penso che se lo avessi fatto sarei evaporata nel giro di poco.
  • Sand Dunes: sono proprio delle dune di sabbia, ma molto diverse da quelle presenti negli altri deserti. Sono alte, belle, poetiche.
  • Badwater Basin: il punto più basso degli Stati Uniti e il più famoso della Death Valley. Questo è davvero imperdibile perché consiste in una distesa di sale posto a 86 metri sotto il livello del mare. E’ un’emozione fortissima.
    E caldissima, ovviamente.

La Death Valley è stato l’ultimo parco che abbiamo visitato e ha rappresentato un po’ la ciliegina sulla torta, perché il giorno dopo abbiamo raggiunto la fine della Route 66, il coronamento del mio sogno più grande. Il penultimo capitolo che anticipa quello finale e che ti ci fa arrivare con un po’ di fiatone.
Ma nonostante il caldo torrido se tornassi indietro rifarei questa esperienza mille volte, anzi, forse di più.
Un biglietto per la Luna, per favore.

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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