Un sogno lungo da Siviglia a Porto

Sono tornata a casa stanotte e ora sono seduta in giardino a godermi i trentadue gradi e a recuperare tutto il lavoro arretrato.
Ma con la mente sono ferma ai giorni scorsi, ad un’avventura speciale che ci ha portati da Siviglia a Porto, confermando ancora una volta che si -e potrei urlarlo al mondo- i viaggi on the road rientrano a pieno titolo tra quelle cose che fanno bene al nostro cuore.

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Tremilacinquecento.
No, questa volta non sono i chilometri macinati ma le foto scattate da me e Diego, pronti a immortalare ogni dettaglio, con la speranza di far arrivare anche a voi un pizzico dell’atmosfera che ha pervaso questo viaggio fantastico.
Voglio darvi tutti i dettagli e le info necessarie e lo farò, promesso. Ma chi ha imparato a conoscermi un pochino ormai dovrebbe saperlo: nella mia vita, il cuore ha sempre la prima e l’ultima parola.
Quindi ora chiudo gli occhi, immagino di avere di fronte una persona cara e di raccontarle tutto davanti ad un caffè. Ecco, proprio così, voglio parlarvi di questa esperienza come farei con un amico.

Siviglia ci ha accolti con un sole cocente e la sua anima latina e la prima cosa che ho notato è la sua diversità dalle città spagnole a cui ero già abituata.
Siviglia non è Madrid, non è Barcellona, è un mondo totalmente diverso. Un microcosmo che ci ha abbagliati dal primo momento per le sue feste continue, le tapas, i vicoli, i monumenti, gli azulejos e la sua gente. Cavolo, quanto è bella la sua gente.

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L’ho annusata, Siviglia.
Dal profumo dolce dei fiori nel giardino dell’Alcazar a quello pungente della sangria. L’ho sentita addosso, mentre vagavo senza meta perdendomi nel labirinto di vicoli del Barrio Santa Cruz e mentre sorseggiavo una cerveza ghiacciata in un bar fuori dal centro, dove l’allegria dei locals si mischiava al caos e al disordine dei mondi più calienti.
Due giorni che hanno consumato le nostre energie e le suole delle nostre scarpe, ma chi se ne frega, quando questo significa anche riempire i cassetti del cuore.

Poi è stato il momento di mettere piede in un nuovo pezzetto del mondo, che stava lì e ci chiamava ormai da anni ma che, per un motivo o un altro, non avevamo mai visitato. E così, dopo aver salutato Siviglia con la promessa di riabbracciarla presto, siamo arrivati in Portogallo.

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E chi lo avrebbe mai detto, che questo Paese sarebbe entrato così prepotentemente tra quelli che consiglierei a chiunque. A chiunque.
Ha un’indole selvaggia, mica di quelle perfette e ordinate. Anzi, è uno di quei posti che sembrano facili facili da capire ma che poi devi imparare a leggere tra le righe per farli tuoi. Di quelli che hanno delle ferite profonde e tu devi guardare tra i punti di sutura e le cicatrici perché altrimenti non ha senso.

In Portogallo ho ritrovato qualcosa che mi mancava da un po’, che bussava forte alle pareti della mia mente: la voglia di decidere giorno per giorno cosa fare, come muoverci, dove mangiare. Ho goduto nuovamente della beatitudine nell’affacciarmi al mattino per dare il buongiorno ad un luogo tutto da esplorare, con una tazzona di pessimo caffè solubile in una mano e la guida cartacea nell’altra, pronta a spulciare tutti i consigli o le chicche precedentemente appuntate. Ho baciato la sensazione di ammirare una città dall’alto alle prime luci dell’alba, durante la sua fase REM.
Ho percorso salite e discese e masticato pasteis de nata come se mi appartenesse da sempre, ho accolto la cucina portoghese, mi sono guardata intorno con il batticuore. Ho avvertito l’ansia della capitale durante la partita contro la Polonia e la sua gioia durante l’ultimo calcio di rigore.
E mi sono innamorata. Ancora una volta, mi sono innamorata davvero di questa avventura, di questo sogno lungo da Siviglia a Porto.

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Mi sono innamorata delle differenze, delle spiagge scenografiche, del disordine di Porto e dell’Alfama.
Di tram sospesi nel tempo, del vento tra i capelli, dell’asfalto che scorreva velocemente sotto le ruote.
Delle soste in auto, delle tasca -ovvero le trattorie popolari- super economiche, delle chiese, dei panorami.
Mi sono innamorata dei paesaggi oltre il finestrino, della radio con le discutibili canzoni portoghesi, delle risate in auto e del navigatore che tanto si sa che sbaglia sempre.
Mi sono innamorata della spesa al supermercato, della voglia di fare nostre -come in ogni luogo- piccole abitudini quotidiane.
Mi sono innamorata di questa vita un po’ caotica e colorata e gitana ma cucitaci addosso perfettamente.
Una vita modellata su di noi.
A misura di mondo.
A misura di sogno.

To infinity and beyond. ??. Praia da Falèsia, Albufeira

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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