Non siamo degni dell’altruismo

Ho visto innumerevoli volti tutti diversi tra loro.
Persone con una storia alle spalle, un vissuto da superare, un futuro da creare. Le ho viste passarmi accanto, dietro, davanti.. Con passo svelto, a volte lento, a volte fermo per un istante, il tempo di guardarsi intorno o afferrare al volo una chiamata.
Io ero lì, sono sempre stata lì: su una panchina in un parco, sulla vetta di un grattacielo, in un ristorante etnico, su una barca, con i piedi nella sabbia e in ogni momenti sapevo che, nel bene o nel male, tutti coloro che incrociavano il mio cammino avevano qualcosa da raccontare.

Non so quale fossero queste storie e non lo saprò mai, ma una cosa è certa: nei milioni di occhi che hanno incrociato i miei, ho trovato il senso dei miei viaggi.
Cosa me ne faccio di un panorama fantastico se poi non mi informo sulle usanze di chi può viverlo ogni giorno?
A cosa serve il luogo di culto, se poi non si conosce il culto stesso?

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Renzo Piano dice che “le differenze sono un valore e non un problema”, quasi a volermi togliere le parole di bocca. Proprio a me, viaggiatrice che ha visto tanto ma sempre troppo poco, che ha fatto della curiosità la spinta della propria vita e dei suoi occhi lo strumento per ricordare il mondo. Questo mondo che è un caleidoscopio di colori, culture, paesaggi e persone. Questo stesso mondo che, sono sicura, non è abituato alle diversità, né da un estremo e né dall’altro. Vi siete mai chiesti se siamo noi i primi che, anche inconsciamente, ci facciamo caso? Non sto parlando di razzismo -sicuramente la cosa più lontana da me- ma dei rimasugli di un passato storico che troppo spesso ha sbagliato e del quale continuiamo ancora a raccoglierne le briciole.

Per capire questo non serve andare lontano, provate a chiedervi quante volte vi è venuto naturale -e mi inserisco anche io nella massa- aiutare con altruismo qualcuno che si trovava in serie difficoltà e non poteva far niente per cambiare le cose?
Poche, pochissime. Forse nessuna.

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Sono le persone a trasformare una vacanza in un’esperienza, anche se quest’affermazione potrà sembrare assurda a qualcuno che probabilmente penserà “Ma come, non sono la stessa cosa?”. No, essere un turista è diverso dall’essere un viaggiatore, quest’ultimo si guarda intorno e lo fa con il cuore aperto, pronto ad accogliere ogni più piccola sfumatura e a sorprendersi, emozionarsi o impaurirsi -si, anche questo- di fronte ad essa.
I miei passi si sono confusi con donne che lasciavano la scia del profumo più costoso sul mercato e donne che, in silenzio, mi chiedevano di regalar loro ciò che restava del mio bagnoschiuma. Donne sulle limousine e donne a piedi con un secchio pieno d’acqua sulla testa. Donne ricche, donne povere, donne di classe e donne vestite di stracci.
E pensare che erano tutte, senza alcuna eccezione, donne.

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Dicono che la persona che torna da un viaggio non sia mai la stessa persona della partenza, forse perché quando si tocca con mano la vera povertà e la vera ricchezza, quelle che siamo abituati a vedere solo in tv, si impara a riconoscere la realtà delle cose e a capire quanto, su uno stesso pianeta, i poli culturali, economici e sociali siano davvero limpidi e differenziati.





Ho buttato giù questo polpettone retorico e noioso, perché avevo voglia di scrivere con il cuore, senza parlare di itinerari o voli low cost, ma del viaggio e dell’altruismo, quello vero.
Vi starete chiedendo “E quindi?”, e quindi niente.
Credo che una mano sulla coscienza, se così si può chiamare, sia ciò che renderebbe il mondo un po’ migliore. Non sto qui a fare moralismi, anche perché a malincuore ammetto che anche io quando viaggio osservo il mondo con occhi meno critici, per poi tornare a casa e, troppo spesso, riabituarmi a quel nichilismo scettico che a volte fa un po’ paura e -posso dirlo?- anche un po’ schifo.
Credo, infine, che a prescindere da se e quanto una persona viaggi, dovremmo sentirci tutti viaggiatori dentro. Non solo quando saliamo su un aereo ma anche quando, e soprattutto, chiudiamo dietro di noi la porta di casa cullandoci nella nostra normalità.

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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16 commenti

  • non posso che essere d’accordo! Mi viene in mente la “mia” Ingrid in Costa Rica. Lei, che mi ha insegnato il valore delle piccole cose e mi ha spiegato il significato di Pura Vida, non un semplice clichè della cultura locale.
    Tutto vero.
    E dovremmo imparare da questa gente, da questi incontri.
    E comunque io sono per i polpettoni. te ne sarai già accorta! 😉

  • Pensa che io sono andata in India come esperienza umanitaria per un paio di mesi e non ho visto quasi nessuna delle attrazioni turistiche più visitate, ma è stato un viaggio fantastico di forte impatto grazie alle persone incontrate, ai legami creati e al lavoro che svolgevamo. Non baratterei mai quell’esperienza per una visita al Taj Mahal (e desidero davvero vederlo).
    D’accordissimo con te 🙂 belle parole!!

    • Grazie Valentina per questo bel commento.. Mio padre è un medico che ogni anno fa volontariato e lui mi dice sempre che quelli che vedo io non sono i “veri” posti 🙂 l’India la immagino come un’esperienza fortissima!

  • Che bello che tu condivida con noi questi pensieri; trovo che sia molto vero (e profondo) quello che dici.
    Il fatto di incontrare o conoscere persone a volte molto diverse da me mi fa spesso cadere in un turbinio di domande e riflessioni: Quanto mi vedono “diversa” da loro? Che idea avranno loro del mio paese? Qual è la loro “normalità”?
    E’ vero che “le differenze sono un valore e non un problema”, ma solo se si impara a non averne paura. In effetti, non è sempre facile, è proprio questa la “sfida” 😉

  • Bello e profondo… viaggiare mi ha aperto la mente su tante cose e so che continuerà a farlo perché solo così non smetterò mai di imparare.
    Essere Viaggiatori é bello per questo

  • “Sono le persone a trasformare una vacanza in un’esperienza”. Quanto sono belle queste parole, e quanto sono vere. Il dono di un viaggio, oltre a “collezionare” posti di indubbia bellezza, è intraprendere una comprensione. Di se stessi e del mondo. E cercare, per quanto possibile con tutte le difficoltà, di interiorizzare le sensazioni. Un post pieno di riflessioni, scorrevole e prezioso. Grazie Mary.

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