Ciò che resta delle nostre due settimane in Colombia

Ho messo su una delle mie playlist preferite, ho versato un po’ di vino nel calice e sono qui. Sono a casa.
Tenetevi forte, sto per raccontarvi un viaggio, uno di quelli straordinari.
Sto per raccontarvi le nostre due settimane in Colombia e, come sempre, lo farò con il cuore in mano.

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Colombia.
Cosa vi viene in mente nel leggere queste otto lettere? Non preoccupatevi, ve lo dico io.
Probabilmente starete pensando a Pablo Escobar, a Narcos, forse a Shakira (che, si, è colombiana, ma io non lo sapevo). Magari qualcuno di voi starà anche canticchiamo il motivetto di Rodrigo Amarante, “Soy el fuego que arde tu piel, soy el agua que mata tu sed”. Non preoccupatevi, è normalissimo.
E’ normale, umano e spontaneo concentrarsi sull’immagine che il mondo ha dato alla Colombia che, badate, non è mica nata dal nulla, in passato era più che veritiera. Ma quello che molti non sanno è che tra passato e presente si estende una voragine.

Noi abbiamo avuto l’opportunità di lasciarci avvolgere dal cambiamento, di sentirlo sulla pelle, di toccarlo e respirarlo e amarlo fino alla fine, quindi sono qui per raccontarvelo. Perché la Colombia è ancora Narcos e cocaina, ma è anche -e soprattutto- molto, molto altro.

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La Colombia è passione

Non ero mai stata in Sud America e non so se i Paesi in quelle zone siano tutti così, quel che so è che mi è bastato mettere piede a Bogotà per essere travolta da un calore..Diverso. Una sensazione che non avevo mai incontrato in nessun luogo nel mondo. Non è spirituralità e neanche modernità, è passione pura.
E’ la sensualità delle donne, formose e bellissime. E’ il movimento perfetto di fianchi che seguono la musica. E’ il calore della gente del posto che ti tratta come uno di famiglia. E’ il pallone calciato dai bambini nel bel mezzo della strada. E’ il caos che invade alcune zone e il silenzio assordante che ne scuote altre. E’ tante cose che non credo possano trovare forma nelle parole, quindi mi fermo qui. Ma passione, ecco. E’ passione, l’unico termine che riesco ad affiancare alla Colombia.

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La Colombia è musica

Ed è musica ovunque.
Nei taxi, nei ristoranti, in strada. Le note si diffondono dalle case, accompagnano la vita delle persone -dai bimbi agli anziani- e ne seguono i passi, come se non potessero vivere separati, come se fossero legati con le catene, ma allo stesso tempo sciolti e dinamici, come solo i loro movimenti esperti sanno essere.

La Colombia è ospitalità

Effettivamente ne parlavano tutti molto bene, ma mai mi sarei aspettata di imbattermi in un popolo tanto caloroso, mai. I colombiani sono la ciliegina sulla torta di un Paese ricco di meraviglie, sono la quintessenza dell’accoglienza e dell’educazione. Innumerevoli le persone che ci hanno fermati per strada solo per fare quattro chiacchiere, per scattare una foto con noi o per aiutarci mentre, spaesati e con la mappa alla mano, cercavamo la giusta direzione. E dovevate vederle in quali enormi sorrisi colmi di fierezza e gratitudine si distendevano le loro bocche, quando dicevamo loro che ci stavamo innamorando di quel Paese.
A San Andres, invece, i colombiani sono meno affabili. Ovviamente mi riferisco sempre alla nostra esperienza e non amo generalizzare, ma spesso sembravamo dei dollari con le gambe e nulla più.

In tutto il resto della Colombia ci siamo sentiti, semplicemente, a casa.

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La Colombia è colore

Le nostre due settimane in Colombia sono state letteralmente un tuffo in un arcobaleno.  E’ in assoluto il Paese più colorato che abbia mai visto, sembra un quadro.
Le tinte pastello che animano l’architettura coloniale dei pueblos più caratteristici, gli abiti tipici, la street art, il verde delle zone rurali e il blu del mare sono solo esempi di quella che è a tutti gli effetti una tavolozza multicolor.

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La Colombia è storia

Perché, che lo si voglia o no, la Colombia è anche ciò che tutti conoscono di lei.
La Colombia è Pablo Escobar, è narcotraffico, è cocaina.
La Colombia è perdita, come quella che ha affrontato la gran parte della gente del posto. Passeggiando tra le vie delle città, mi accarezzava spesso la mente un pensiero: chissà quante, tra le persone sulle quali posavo lo sguardo, avevano seppellito un marito, un figlio, un parente o un amico a causa della parentesi violenta e sanguinaria che ha investito il Paese, in un periodo storico che è ormai familiare a chiunque.

I colombiani non ne parlano molto. La ferita sanguina ancora.
Perché quelle stesse strade che loro riempiono di musica e colore sono state il palcoscenico di terrore e lotte al potere, di graffi e incubi. Quelle stesse strade che il resto del mondo ancora associa ad Escobar, non sapendo che la Colombia, adesso, è tanto altro.

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La Colombia è tanto altro

E’ la prima cosa che salta all’occhio. Tu arrivi lì portandoti dietro il tuo bagaglio di conoscenze accumulate tramite Netflix, libri e documentari e poi ti trovi spiazzato. Perché la Colombia adesso è diversa, è rinata. Non c’è stato un solo, unico istante nel quale mi sia sentita in pericolo. Il Paese sta cercando da anni di scrollarsi di dosso l’immagine ed i pregiudizi che lo accompagnano e che ancora adesso lo condannano a non avere il turismo che merita. Sapevate, ad esempio, che Medellin è passata dall’essere la città più pericolosa del mondo alla più innovativa? E che vengono organizzate assemblee internazionali affinché altre località problematiche possano prendere esempio da un progresso così marcato?
Sapevate che nelle zone turistiche c’è una concentrazione di poliziotti da risultare quasi incredibile?
Tanti lettori mi hanno confessato di essere incuriositi dalla possibilità di un viaggio in Colombia, ma che non si sentono sicuri. Io vi dico che, basandomi sulla nostra esperienza, basta seguire le solite norme di prudenza che adottereste in ogni parte del mondo.

Un viaggio in Colombia è un regalo enorme da fare a voi stessi.
Per me ha rappresentato un’esplosione di emozioni fortissime, che più di una volta mi hanno portata a commuovermi. E’ stato come quando, da bambina, esploravo la casa dei miei nonni e con occhi vispi e affamati andavo alla ricerca dei tesori nascosti. Ho in mente una scena ancora molto viviva in me, mi piacerebbe raccontarvela, se vi va.

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Avevo trovato una specie di portagioie -sapete, quelli in legno che si usavano un tempo- stipato chissà dove. Avevo tolto con la manica della maglia via la polpere, soffiandoci anche un po’ sopra, pronta a farmi travolgere dal contenuto.

Ecco, le mie due settimane in Colombia mi hanno fatto provare la stessa, identica sensazione dell’attimo prima di aprire il portagioie, quella colma di curiosità quando non sai cosa ti aspetta, ma sai già che sarà qualcosa di molto speciale.
Ho solo un consiglio per chi ha intenzione di visitare questo Paese straordinario: amatelo a più non posso, imparando ad accarezzarne le ferite, ma facendovi travolgere dalla sua musica. E dal colore.

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About

Marika Laurelli. Travel blogger autrice di Gate 309, Web Writer e Storyteller Appassionata di tutto ciò che riguarda i social network e nutre un amore smisurato per il mondo, l'avventura, la scoperta.

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14 commenti

  • Che meraviglia !
    Lo ammetto, Netflix ha contribuito a far scoppiare in me la scintilla dell’amore verso questo paese e di certo, le tue parole, non l’hanno affatto smorzata, anzi!! Dopo le 2 settimane di settembre trascorse tra USA e Caraibi, al mio ragazzo è presa un’irrefrenabile voglia di spiritualità ed è per questo che abbiamo (ho) dovuto accantonare la “pasion latina” che mi pervade per lasciare spazio all’organizzazione del nostro imminente viaggio, destinazione: Thailandia.
    Sappi però che leggerò e rileggerò questo articolo finché la mia perseveranza non mi porterà in Colombia ad ottobre 2018!
    Nel frattempo grazie per il viaggio spazio/tempo che ci hai regalato con le tue parole!
    Con ammirazione,
    Giulia ♡

  • Ogni qualvolta leggiamo un tuo articolo veniamo travolti completamente…le tue parole si susseguono con una semplicità perfetta…la mente viaggia…i pensieri diventano reali…le emozioni tangibili…e parola dopo parola senti la necessità di continuare a leggere ancora,ancora con desiderio…perché tu amica mia ci metti il cuore… questa volta però non potevamo non lasciarti un commento pubblicamente…abbiamo condiviso qst esperienza insieme…uno dei viaggi più belli..intensi e assurdi che abbiamo mai fatto…con voi al nostro fianco è stato tutto perfetto e non potevi che raccontarlo in modo diverso!! Per la seconda volta “pelle d’oca”!!! Bravissima… fieri di voi ❤️ #l’amiciziaÈunaCosaSeria

    • Amici, condividere con voi questo viaggio è stata la ciliegina sulla torta, non sarebbe stato lo stesso senza di voi. Solo noi possiamo sapere cosa abbiamo vissuto, solo noi possiamo conoscere tutte le risate infinite (e le corse per non perdere i mezzi!). Vi voglio bene <3

  • Complimenti, credo non sia facile condensare in un breve articolo quelle sensazioni, dalle immagini e da quello che hai scritto, traspare un’esperienza stupenda.

  • Ciao Marika ho letto con molto interesse questo articolo su un Paese che mi incuriosisce molto da quando, tempo fa, in agenzia ho avuto uno stagista colombiano che mi ha mostrato tutte le bellezze del suo Paese, bellezze di cui non sapevo nulla! Però ho sempre avuto un po’ paura, te lo confesso, ad affontare un viaggio in Colombia. Te lo chiedo fuori dai denti: voi l’avete trovato un Paese pericoloso? Consiglieresti un viaggio faidate in Colombia? grazie.

    • Ciao Nicoletta! Io te la stra-consiglio!
      Abbiamo parlato della sicurezza proprio in questo post, al paragrafo con sottotitolo “La Colombia è tanto altro”. Un abbraccio

  • ciao Marika! che bel racconto 🙂
    Stiamo pensando anche noi di andare in Colombia questa estate, ti chiedo come vi siete spostati da una citta’ all’altra? Sempre con voli interni o anche autobus?

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